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Tabagismo: colpa di geni e Dna

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Niente noia, dunque, pubblicità, nervosismo, ambiente o altri fattori esterni indurrebbero nell’uomo il desiderio di fumare ma una “semplice” modifica al codice genetico che colpisce il recettore neuronale della nicotina, interrompendo così quel meccanismo conosciuto come “circuito premio” ovvero la sensazione di appagamento dopo aver fatto qualcosa di piacevole.

A differenza delle altre, le persone con questa mutazione non si sentono soddisfatte con basse dosi di nicotina e sono spinte nuovamente al consumo di sigarette. Un fenomeno dunque che farebbe aumentare sempre più il desiderio di fumare dato che per raggiungere una certa soddisfazione ci sarebbe bisogno di avere un livello di nicotina in circolo 3 volte più alto rispetto a quello necessario ad un fumatore "normale".

Come ben possiamo intuire guardandoci intorno, questa mutazione genetica interessa un cospicuo numero di persone: il 35% degli europei e il 90% dei grandi fumatori. E’ importante però aver capito questo meccanismo, adesso infatti gli scienziati hanno un punto in più a loro favore per ideare dei nuovi trattamenti mirati a sconfiggere la dipendenza da tabacco.

Questa scoperta è da definire meglio e approfondire (dato che lo studio pubbicato su Molecular Psychiatry è stato effettuato solo su modello animale) e non deve scoraggiare nessuno di voi a smettere di fumare. Alla faccia del Dna tante persone ci sono riuscite!

Francesca Biagioli

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